cripta-di-epifanio

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Cripta di Epifanio

86071 Castel San Vincenzo IS, Italia

by Lara Kipling
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Overview

Gli affreschi che decorano la Cripta di Epifanio sono tra le testimonianze più importanti della pittura altomedievale europea, per la qualità tecnica e formale, per la complessità dei temi raffigurati e per l’ottimo stato di conservazione. Le raffigurazioni iniziano con l’immagine di una mano distesa, al di sopra della finestra del braccio settentrionale, simbolo della mano del Padre Eterno che allude all’origine soprannaturale della luce, veicolo di rivelazione della Verità. Nella parete est si narra l’Incarnazione del Verbo in Cristo, il rinnovo dell’alleanza con l’uomo che permette la sua salvezza (l’Annunciazione; la gravidanza di Maria; la natività; il lavaggio di Cristo; la Crocifissione, sotto cui è raffigurato l’abate Epifanio; la visita delle Pie Donne al Santo Sepolcro ed all’interno di una nicchia il Cristo, San Lorenzo e Santo Stefano). Sulla destra del braccio orientale è la raffigurazione di Maria Regina seduta in trono, abbigliata come un’imperatrice bizantina. Ha in braccio Gesù bambino con in mano il rotolo della legge che rinnova il patto di alleanza tra Dio e l’uomo. Ai piedi delle figure sono ritratti dei personaggi non identificati Nella parete ovest si narra invece la testimonianza di coloro che hanno scelto di credere in Gesù accettando il martirio. Il gruppo di raffigurazioni inizia con la discesa di Cristo nel Limbo, dipinta nella volta al di sopra dell’entrata, seguono, sulla parete: una teoria di Sante in atto di offrire a Cristo la corona gemmata, simbolo del loro martirio e, al di là dell’abside centrale, i supplizi di San Lorenzo e Santo Stefano, separati da una nicchia con la raffigurazione di un diacono in preghiera. La narrazione giunge al culmine nell’abside in cui sono raffigurati alcuni elementi delle visioni avute da Giovanni l’Evangelista e riportate nel Libro dell’Apocalisse (i quattro angeli ai quattro angoli della terra per trattenere i venti e il quinto angelo, forse Cristo stesso, che sale da Oriente con il sigillo del Dio vivente). Al di sopra della figura del quinto angelo è nuovamente Maria Regina, seduta in trono, tra le mani ha un libro aperto con i primi versi del “Magnificat” con cui ringrazia Dio per la sua miracolosa maternità. La sua posizione potrebbe alludere al ruolo di mediatrice tra Dio giudice e l’umanità. Sotto i piedi del quinto angelo restano inoltre le tracce di una figura, di piccole dimensioni, genuflessa, che le lettere superstiti dell’iscrizione permettono di identificare con un vescovo “episc[opus]”, il probabile committente dei lavori. Centrale è, infine, l’immagine di Cristo Pantocratore nel punto in cui si incrociano i bracci. La fascia decorativa che corre nella parte bassa delle pareti riproduce i motivi dei tessuti che si usavano sospendere alle pareti delle chiese; in particolare, di fronte all’entrata, è raffigurato un nodo apotropaico che serviva ad allontanare le forze del male. Nell’abside sono infine riprodotti dei pellicani che, nella simbologia cristiana, sono una metafora del Cristo che si sacrifica nell’Ultima Cena, perché per nutrire i loro piccoli si lacerano la pelle offrendo il proprio sangue.